DA 300 km/h A ZERO
Officina Sculture Veloci
22 .02 .23 – 14 .03 .24

Ci siamo divertite. Abbiamo corso nelle piste più belle al mondo, non è stato facile, l’abbiamo fatto sotto la pioggia, di notte, anche 24 ore filate ma è stato sempre dannatamente bello e divertente.

Ora ci godiamo una meritata pensione, passiamo le nostre giornate in un bel museo o nelle case di qualche ricco collezionista anche se, ogni tanto, ci fanno fare ancora qualche giretto in pista.

Però, in effetti, è strano perché ci siamo accorte che noi, ormai delle signore aver 50, attiriamo ancora parecchi sguardi. Forse siamo più belle delle colleghe più giovani con quelle forme tanto strane che vanno di moda oggi?

Chi ci ha progettato ha pensato unicamente a farci andare il più velocemente possibile ma, sicuramente senza volerlo, ci ha reso delle icone ..

Siamo contente quando vediamo gli sguardi estasiati di chi ci guarda e ripensa ai bei tempi andati con i nostri ex fidanzati .. Steve Mcqueen, Peter Revson, Jo Siffert.

Non male per delle anziane signore, o no?

Grazie a tutti, vi chiediamo solo di sfiorarci con delicatezza, sapete com’è, qualche ruga l’abbiamo anche noi.


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Cosa facciamo?

Domanda interessante a cui, ogni volta, cerchiamo di rispondere sapendo da subito che molte persone faranno fatica a capire. Trasformiamo le curve in arte.

Siamo partiti da una considerazione, e cioè che molte auto da corsa e non, costruite molti anni fa (50, 60) sono diventate ormai veri e propri oggetti di culto e di investimento. Non sono più automobili tout court, ma vere e proprie opere d’arte il cui valore, ha raggiunto, ormai, livelli impensabili.

Motivo per cui usarle, è diventato oramai impossibile anche per i loro fortunati possessori. Impossibile non solo per il loro valore, ma anche perché spesso si tratta di auto costruite per le competizioni, costruite con la tecnologia di decenni fa, costruite per durare poche gare per cui la loro funzione diviene ormai contraria a quella per cui sono nate, e cioè non muoversi più ma restare ferme per farsi ammirare e far scoprire tutti quei dettagli che prima non potevamo vedere.

Parliamo quindi di vere e proprie opere d’arte, sculture, installazioni da poter finalmente ammirare in ogni dettaglio. Allora ci siamo detti, perché non creare quello che, oggi, è diventata a tutti gli effetti la loro parte più significativa, il loro vestito, le loro linee, tutto quello che, in fondo, le ha rese icone uniche ed eterne?

Per sottolineare questo, la loro nuova natura d’essere, abbiamo fatto scelte radicali.

Non useremo mai parti meccaniche in movimento: ruote, motori, bulloni. Snaturerebbero il concetto iniziale.

Vogliamo che restino ferme per consentire a chi le guarda di osservare le loro forme e tutti quei particolari che le auto di oggi non possono neanche lontanamente avvicinare per eleganza e bellezza.